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SI FA PRESTO A DIRE MIELE

23 ottobre 2018

Eh…già si fa presto a dire miele. Ma dietro ad una semplicissima parola come questa si cela un mondo fatto di secoli di cultura, passione ed amore.

Il mondo “nascosto” dietro ad un vaso di miele è quello di persone che ogni giorno dell’anno, dedicano amore e sacrificio per la produzione del prezioso nettare, curando ed accudendo le loro amate Api, per arrivare alla fase più importante: la smielatura, il momento dove uomo e Api condividono il frutto del loro lavoro; in questa frangente dove i favi grondano di prezioso “oro liquido” è come se la natura si manifestasse nella sua abbondanza di doni; potremmo dire che è momento in cui Demetra ritrova la sua figlia Persefone.

Non tutti però mettono la stessa passione nel proprio lavoro, e così può capitare che “l’uomo produca più miele delle Api”. Non deve stupire infatti che nel 2017 il 20% del miele commercializzato in Europa è risultato adulterato; questa percentuale potrebbe essere molto più alta se venissero applicati metodi analitici specifici; ma andiamo per ordine.

L’Italia, come altri paesi europei, produce miele di altissima qualità, ma non riesce a soddisfare le esigenze interne per cui è costretta ad importare da altri paesi sia europei che extra europei come la Cina, il Vietnam, la Turchia, dove il concetto di sicurezza alimentare, qualità, ma soprattutto etica è leggermente diverso dal nostro.

Ed esempio la Cina per far fronte alla sempre crescente domanda di miele, e la minore produzione nazionale causata dalla morte delle Api per inquinamento, ha trovato delle “soluzioni” a buon mercato, come a d esempio aggiungere acqua e conservanti al miele; questo però non bastava a soddisfare i mercati quindi sono ricorsi alla produzione in laboratorio mescolando sciroppi gli glucosio e fruttosio con coloranti ed aromi per realizzare un prodotto analiticamente identico al miele.

Allora viene da chiedersi: ma i controlli?

I controlli ci sono, ma vengono fatti secondo quanto previsto dalla Normativa Europea; il ladro però deve essere più veloce del poliziotto, ed ecco che con le normali analisi previste non si riescono e scoprire le frodi che si sono evolute fino ad arrivare all’aggiunta di miscele di pollini per camuffare ad arte la contraffazione.

Ci vogliono quindi tecniche e metodi analitici sofisticati (e costosi), che al momento non rientrano nemmeno nelle analisi ordinarie effettuate dalle dogane o altri organi preposti.

Qualcosa però sta cambiando: le associazioni di produttori di miele si stanno mobilitando affinché queste tecniche vengano presto inserite nella routine di controllo, scoraggiando e limitando sicuramente queste furberie.

Ma nel frattempo, quando compriamo del miele, come possiamo essere sicuri che stiamo prendendo il puro frutto delle Api e non miscugli che con il miele hanno poco a che fare?

Purtroppo non c’è un metodo “fai da te” veramente efficace per riconoscere miele contraffatto da quello puro, ma possiamo basarci su alcuni semplicissimi consigli come:

Diffidare di prezzi troppo bassi

Scegliere piccoli produttori che curano l’itera filiera di produzione

Se possibile andare direttamente dai produttori per rifornirsi

 

 

   Piero Sciamanna, tecnologo alimentare